28° Mostra - Lame d'africa

28° Mostra dei Ferri Taglienti - Scarperia

Lame d'Africa

 

Dal 1 Giugno al 16 Settembre 2001 

La serie, ormai lunga, di mostre annuali che si sono tenute a Scarperia ha svolto in varie edizioni il tema della coltelleria, e più in generale delle lame, mantenendo costante l’attenzione all’ambiente produttivo italiano ed europeo. Questa edizione propone invece, per la prima volta, le lame africane: coltelli, armi, utensili taglienti di culture profondamente diverse da quella in cui si è sviluppata l’attività dei nostri coltellinai.
L’occasione è offerta dal copioso e affascinante materiale che costituisce le collezioni africane del Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia dell’Università di Firenze. Il nucleo principale è costituito da pezzi provenienti dal Congo, che presentano una grande varietà di forme, una sapiente lavorazione e uno spiccato gusto decorativo. Si tratta in realtà di manufatti che meritano di essere considerati con attenzione, anche per scoprire caratteristiche funzionali che non risultano subito evidenti a causa della grande diversità rispetto ai modelli europei, ai quali sono difficilmente assimilabili. Per rendere ancora più completo il quadro delle tipologie congolesi, la mostra riunisce altri pezzi dell’analogo museo dell’Università di Torino.
Vi sono poi lame provenienti da altre aree, così che sono rappresentate diverse popolazioni (Bantu, Zulu, Masai, Pigmei, Boscimani, ecc.) senza tuttavia comprendere l’intero continente africano, anzi circoscrivendo di proposito il campo alle culture che sono state meno soggette a influenze esterne. I pezzi sono tutti di antica acquisizione, raccolti in esplorazioni e spedizioni di studio ormai storiche, e questo li rende ancor più “genuini” dal punto di vista delle possibili contaminazioni.
La mostra comprende circa duecento pezzi tra coltelli, armi e ferri taglienti vari, diversi per forme, dimensioni, utilizzazione. Tra gli oggetti più piccoli vi sono le lame per rasatura, quelle per circoncisione, gli strumenti di una chirurgia che non era estranea alla medicina locale. Poi coltelli di vario genere, pugnali, altre armi corte da impugnare o da lanciare, ma difficilmente classificabili secondo le nostre categorie abituali, spesso conformate in un modo che può apparire semplicemente fantasioso, ma che in mani esperte avevano una specifica funzionalità.
Di lance e frecce sono stati scelti alcuni esemplari particolarmente significativi per la lavorazione delle punte in ferro. Vi sono poi utensili taglienti per l’agricoltura, arnesi del fabbro, piccole punte per cavarsi le spine dai piedi, e altro ancora. Non mancano strumenti inquietanti, come i terribili artigli di ferro con cui gli adepti della setta degli uomini-leopardo dilaniavano le vittime. Un’altra trentina di oggetti africani di vario genere, anch’essi provenienti dal museo fiorentino o da quello torinese, fanno da contorno.
Non c’è dubbio che, in un raffronto con la produzione europea, l’aspetto più evidente sia quello della diversità. Ma un’analisi più attenta può mettere in evidenza anche analogie significative: l’arma o lo strumento che divengono indice di rango, o che assumono una particolare funzione simbolica, o rituale, sono presenti in entrambe le culture, pur se in forme diverse. E anche sul piano materiale, il forgiatore africano posto di fronte alla necessità di ottenere lame efficaci economizzando il ferro, affrontava in pratica lo stesso problema dell’artigiano del Medioevo europeo, quando il ferro anche qui scarseggiava, o del coltellinaio dell’Ottocento che doveva comunque risparmiare sulla materia prima, e le soluzioni trovate sono talvolta simili, o comunque possono essere oggetto di paragoni interessanti. L’auspicio è quindi che questa mostra non costituisca una conclusione, ma uno spunto e uno stimolo per futuri approfondimenti.